Social network sotto accusa: per i giovani il web è il luogo più pericoloso di tutti
La sicurezza digitale è diventata una delle emergenze educative e sociali più pressanti a livello globale. I governi corrono ai ripari, mentre i dati raccontano una realtà che i ragazzi conoscono fin troppo bene: il web è percepito come il luogo più pericoloso in assoluto.
Negli ultimi mesi si moltiplicano le strette sull’accesso precoce ai social network. La Francia ha annunciato il divieto per gli under 15, la Spagna si prepara a vietarne l’uso ai minori di 16 anni e l’Australia ha fatto da apripista con una normativa pionieristica che impone limiti rigidi ai social per gli under 16, chiamando in causa direttamente i colossi del web come Facebook, Instagram, TikTok e YouTube.
A confermare quanto il problema sia reale arrivano i dati dell’Osservatorio indifesa 2026, realizzato da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, che ha raccolto le opinioni di oltre 2.000 ragazzi italiani under 26. Il quadro che emerge è netto: un giovane su due dichiara di aver subito almeno un atto di violenza nella propria vita e il web è indicato come il contesto più a rischio.
Il rapporto, diffuso in occasione della Giornata contro bullismo e cyberbullismo (7 febbraio) e del Safer Internet Day (10 febbraio), evidenzia forti differenze di genere. Le ragazze dichiarano di aver subito violenza più dei maschi (57% contro 42%), ma il dato più allarmante riguarda le persone non binarie, che salgono al 67%. Per le ragazze i contesti percepiti come più pericolosi, oltre al web, sono i luoghi pubblici non controllati e le relazioni intime e familiari; per i ragazzi, invece, pesano maggiormente la scuola e il gruppo di amici.
Web, contatti indesiderati e revenge porn
L’80% dei ragazzi afferma di essere stato contattato online da sconosciuti, un’esperienza che genera emozioni prevalentemente negative. In particolare, le ragazze dichiarano più spesso fastidio, paura e incertezza, mentre tra i ragazzi emerge una maggiore curiosità.
Il rischio più temuto in rete è il revenge porn: lo indica il 59% degli intervistati, soprattutto tra le ragazze e nelle fasce d’età più alte. La consapevolezza dei pericoli legati alla condivisione di immagini intime è alta – il 79% la considera una pratica rischiosa – così come la conoscenza dei propri diritti, come la possibilità di denunciare e chiedere la rimozione dei contenuti. Più fragile, invece, la capacità di riconoscere la diffusione di immagini modificate o manipolate, fenomeno spesso difficile da individuare.
Cyberbullismo: più diffuso tra i maschi
Per i ragazzi, in particolare i più giovani, il rischio principale online resta il cyberbullismo: lo dichiara il 45% dei maschi e il 42% del campione totale. Quando vivono episodi di bullismo o cyberbullismo, i giovani tendono a parlarne soprattutto con gli amici e, in seconda battuta, con i genitori, soprattutto nelle età più basse.
Intelligenza artificiale, privacy e relazioni
L’Osservatorio fotografa anche il rapporto sempre più stretto tra giovani e intelligenza artificiale. Circa la metà degli intervistati si è rivolta almeno una volta a un chatbot per chiedere consigli, soprattutto in ambito sentimentale, di salute o per supporto psicologico.
Diffuso anche il fenomeno delle chat in cui si commenta l’aspetto fisico di altre persone: un terzo dei ragazzi dichiara di avervi assistito. Le reazioni variano: il 40% ne parla con qualcuno di fiducia, altri silenziano o abbandonano la chat, mentre il 30% segnala i contenuti. Ancora una volta, emergono differenze di genere: le ragazze tendono a intervenire e condividere, i ragazzi più spesso minimizzano o si disimpegnano.
Sul fronte della privacy, la maggioranza considera inaccettabile il controllo del telefono, ma il 69% condivide comunque password e accessi con altre persone, soprattutto per ragioni di sicurezza, una contraddizione che racconta bene la complessità del rapporto tra fiducia, controllo e protezione.
“Servono strumenti, non solo consapevolezza”
«I giovani sono pienamente consapevoli dei rischi che corrono sul web – spiega Paolo Ferrara, direttore generale di Terre des Hommes Italia – ma serve fornire loro strumenti concreti per proteggersi. È compito delle istituzioni e della società accompagnarli, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e informazione».
Sulla centralità della questione di genere insiste Cecilia Pellizzari, direttrice editoriale di Scomodo: «Le soggettività femminili restano le più esposte alla violenza online, in particolare alla condivisione non consensuale di immagini intime. Questo dato non può limitarsi a generare allarme, ma richiede interventi attivi e mirati».
Il messaggio che emerge dall’Osservatorio è chiaro: limitare l’accesso ai social può essere un passo, ma non basta. Senza educazione digitale, strumenti di tutela e una responsabilità condivisa tra istituzioni, famiglie e piattaforme, il rischio è lasciare i ragazzi soli nel luogo che, oggi, percepiscono come il più pericoloso di tutti.