Trasformare la propria storia in un progetto collettivo: nasce “Vedo Oltre APS”
Trasformare la fragilità in forza e la diversità in valore. Non è uno slogan da convegno, è una linea di vita. Ed è quella scelta da Alessandro Coppola, 23 anni, affetto da sindrome di Usher di tipo 2, che ha deciso di mettere la propria esperienza al centro di qualcosa di molto più grande: l’associazione Vedo Oltre APS.
La presentazione ufficiale è stata tutt’altro che formale: un evento costruito come un momento di condivisione vera, con amici, sostenitori e curiosi, dove la parola chiave non era “racconto”, ma “coinvolgimento”. Perché questo progetto non nasce a tavolino, ma da un percorso concreto fatto di incontri in scuole, istituzioni, aziende, istituti penitenziari e comunità di recupero. E anche da una presenza digitale che oggi mette insieme circa 15mila persone: non follower, ma pezzi di una comunità.
“Vedo Oltre” parte da un’idea semplice, che poi tanto semplice non è: smettere di fermarsi all’apparenza. L’obiettivo è costruire una cultura inclusiva che riconosca il valore delle differenze, tutte, da quelle fisiche a quelle psicologiche, senza trasformarle in etichette.
Sul piano pratico, significa progetti educativi nelle scuole, attività di sensibilizzazione sulle malattie rare, ma anche un lavoro diretto su temi che non spariscono da soli, come bullismo e cyberbullismo. E poi lo sport, usato come leva inclusiva, e percorsi pensati per giovani e famiglie. Tradotto: non solo parole, ma presenza nei luoghi dove le dinamiche si formano davvero.
Il punto più interessante è forse proprio quello dichiarato senza giri di parole: “normalizzare la diversità”. Che suona quasi provocatorio, ma in realtà è il passaggio chiave. Perché finché la diversità resta qualcosa da “gestire”, non sarà mai davvero accolta.
La serata ha avuto anche un lato solidale inevitabile, visto che si tratta di una realtà appena nata ma senza diventare una passerella. Spazio anche ai giovani artisti e alla musica, con la presentazione dal vivo di “AC22”, il primo singolo di Alessandro. Un dettaglio che racconta bene il senso dell’intero progetto: mescolare linguaggi diversi per arrivare dove spesso i discorsi istituzionali non arrivano.
“È solo l’inizio”, ha detto Coppola. Frase che si sente spesso, ma qui ha un peso diverso. Perché quando una storia personale smette di essere solo personale e diventa un messaggio collettivo, di solito significa che qualcosa si è messo davvero in moto.