Trattato globale sulla plastica: a Ginevra il futuro del pianeta

A lanciare l’allarme è il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), che mette in guardia sui danni crescenti per l’ambiente e per la salute delle persone. Proprio per affrontare questa emergenza, a Ginevra sono iniziati i negoziati per un trattato globale sulla plastica, un accordo che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui produciamo, usiamo e smaltiamo questo materiale.

Il summit riunisce delegati di 179 paesi e migliaia di esperti, scienziati e rappresentanti di organizzazioni ambientaliste. L’obiettivo è chiaro: fermare l’inquinamento da plastica con regole chiare e vincolanti a livello internazionale. Senza un’intesa, il problema continuerà a peggiorare, con conseguenze gravi per gli ecosistemi e per le comunità umane di tutto il mondo.

L’idea di un trattato globale sulla plastica nasce da una decisione presa nel 2022, quando i paesi membri dell’Onu hanno deciso di lavorare insieme per creare un testo giuridicamente vincolante. L’obiettivo è affrontare il problema della plastica in ogni sua fase: dalla produzione allo smaltimento, passando per il consumo e il riciclo. Il documento su cui si basano i negoziati a Ginevra è lungo 22 pagine e contiene 32 articoli in bozza, che ora vengono analizzati con attenzione da tutti i partecipanti.

A guidare il processo è Jyoti Mathur-Filipp, segretaria esecutiva del Comitato Intergovernativo per la Negoziazione (INC). Secondo i dati da lei presentati, nel solo 2024 l’umanità consumerà oltre 500 milioni di tonnellate di plastica. Di queste, quasi 400 milioni diventeranno rifiuti. Senza un cambio di rotta, entro il 2040 la quantità di plastica dispersa nell’ambiente crescerà del 50%. I costi economici legati all’inquinamento da plastica potrebbero superare i 281 miliardi di dollari tra il 2016 e il 2040.

Dal 5 al 14 agosto, la sede delle Nazioni Unite a Ginevra è diventata il centro del mondo per la lotta all’inquinamento da plastica. Oltre ai rappresentanti dei governi, hanno partecipato al tavolo oltre 1.900 persone appartenenti a 618 organizzazioni, tra cui scienziati, attivisti e imprese del settore. L’obiettivo è stato discutere e condividere soluzioni pratiche già messe in atto in diversi paesi: materiali alternativi, sistemi di riutilizzo, progetti di economia circolare.

Molte nazioni guardano a questo trattato globale sulla plastica come a un punto di svolta simile all’Accordo di Parigi sul clima del 2015. Tuttavia, non mancano le difficoltà. Alcuni paesi produttori di petrolio, la cui industria è strettamente legata alla produzione di plastica, mostrano resistenza a misure troppo restrittive. Il compromesso tra crescita economica e sostenibilità ambientale sarà uno dei temi più delicati da affrontare.

Un rapporto pubblicato dalla rivista medica The Lancet ha acceso un campanello d’allarme: le sostanze chimiche usate nella produzione della plastica possono danneggiare la salute in ogni fase della vita. I bambini e i neonati sono tra i più esposti ai rischi, con conseguenze potenziali su sviluppo neurologico, sistema immunitario e crescita. Secondo gli esperti, l’impatto della plastica sulla salute è ancora sottovalutato, ma i costi economici legati a malattie e danni ambientali superano già i 1.500 miliardi di dollari all’anno. Questi dati rafforzano la necessità di un trattato globale sulla plastica che non si limiti a regolamentare i rifiuti, ma intervenga anche sulla qualità dei materiali, sulle sostanze tossiche e sui processi industriali. Il ciclo di vita della plastica, dalla fabbrica al mare, deve essere ripensato in modo da ridurre al minimo i danni per le persone e per il pianeta.

I negoziati per il trattato globale sulla plastica non sono iniziati a Ginevra, ma sono il risultato di un percorso già lungo. Il primo incontro si è tenuto in Uruguay nel novembre 2022. Nel 2023 si sono svolti altri due appuntamenti, uno in Francia e uno in Kenya. Nel 2024, il comitato INC si è riunito in Canada e poi a Busan, in Corea del Sud. Lì i lavori sono stati sospesi in attesa della sessione svizzera, guidata dall’ambasciatore ecuadoriano Luis Vayas Valdivieso. Ogni incontro ha portato avanti il testo del trattato, affinando proposte e superando ostacoli. Ma Ginevra rappresenta una tappa decisiva. Qui si discuteranno i punti più controversi: chi paga per la pulizia degli oceani, come limitare la produzione di plastica monouso, quali obiettivi di riduzione devono essere fissati e come monitorarli. L’obiettivo è chiudere il processo entro il 2025 con un accordo concreto e applicabile.

L’UNEP è chiara: non basta riciclare per risolvere l’emergenza. Serve un cambio di sistema. Il trattato globale sulla plastica punta a promuovere un’economia circolare, dove la plastica non viene buttata via dopo un solo uso, ma riutilizzata, riparata e riciclata in modo efficiente. Questo significa progettare prodotti più durevoli, incentivare il riuso e investire in tecnologie pulite.

Oggetti come sacchetti, cannucce, bicchieri e contenitori cosmetici con microplastiche sono solo alcuni esempi di prodotti monouso che oggi inquinano il pianeta. Un accordo internazionale potrebbe vietarli o limitarne l’uso, spingendo le aziende verso soluzioni più sostenibili. Il successo del trattato globale sulla plastica dipenderà dalla volontà politica dei paesi, ma anche dal coinvolgimento dei cittadini e delle imprese.

Chiunque può seguire i lavori in diretta attraverso la web TV dell’ONU. Ogni parola detta a Ginevra potrebbe influenzare il futuro del pianeta. La strada è ancora lunga, ma per la prima volta c’è una reale possibilità di fermare l’inquinamento da plastica con un’intesa globale. Il trattato globale sulla plastica non è solo un documento tecnico: è una speranza concreta per un mondo più pulito, più sano e più giusto.

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