Guardiaregia, il borgo dove i portoni raccontano la storia

Arroccato ai piedi del Monte Mutria, una delle vette più alte del Matese, c’è un borgo che la sua storia non la scrive sui libri: la dipinge sui portoni.
Succede a Guardiaregia, poco più di 600 abitanti, dove basta infilarsi tra i vicoli in pietra per fare un viaggio nel tempo. Qui si parla di briganti e pastori, di transumanza ed emigrazione, di piatti della tradizione e mani sporche di creta. Intorno, una natura potente, diventata oasi del WWF.
Ma a raccontare tutto questo non sono guide turistiche o pannelli informativi. Sono i “Portoni narranti”. Vecchie tavole di legno, sopravvissute a oltre cinquant’anni di pioggia, vento e sole, trasformate in opere d’arte da street artist italiani e stranieri arrivati da ogni parte del mondo. Arte urbana che si mescola alla memoria del paese, tra identità, modernità e radici.
Il progetto è partito nel 2024 con cinque opere. Nel 2025 sono arrivati artisti dal Lazio, dalla Campania, ma anche dal Gambia, dall’Argentina, dal Venezuela e dal Cile. Ognuno ha lasciato un pezzo di racconto. Oggi i portoni dipinti sono 26, sparsi negli angoli più suggestivi del borgo. E il numero è destinato a raddoppiare: l’obiettivo, spiega il sindaco Fabio Iuliano, è superare quota cinquanta.
L’idea è dell’amministrazione comunale, con il contributo di Heidelberg Materials e La Molisana, due realtà industriali del territorio. La firma c’è anche dell’associazione Arteteca Molise, con il supporto dell’Osservatorio nazionale sulla creatività urbana InWard.
Per Maria Rosaria Grifone, autrice di un libro sull’oasi di Guardiaregia, non si tratta solo di street art: è un racconto collettivo che unisce tradizione e contemporaneità, memoria locale e sguardi internazionali. Ogni portone è una porta aperta sull’identità del luogo, sulle sue radici, su ciò che tiene le persone legate a questa terra anche quando tutto spinge ad andarsene.
In un’Italia dove tanti borghi combattono contro lo spopolamento, Guardiaregia prova a reagire così: trasformando le case in pagine, le porte in storie e l’arte in un motivo in più per fermarsi, guardare e restare.

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